The Specif Site manuela macco testo - manuela macco

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The Specif Site
Manuela Macco, febbraio 2018
23.02-03.03.2018 / Manuela Macco.The Specific Site, a cura di Barbara Fragogna, Galleria Moitre, Torino (IT)

«La vera battaglia dell'uomo non è quella che combatte con i suoi simili, ma con l'infinito, e non si può neppure parlare di una battaglia; si tratta sostanzialmente di un’accettazione. Dobbiamo accettare volontariamente l'infinito» Carlos Castaneda.

Il progetto si ispira alle prime pagine del libro Gli insegnamenti di don Juan di Carlos Castaneda, e in particolare all’episodio in cui, per mettere alla prova la chiarezza di idee e di intenti del suo adepto, don Juan gli chiede di risolvere un enigma. Il titolo si riferisce sia all’espressione site specific, che indica un intervento artistico concepito in relazione a uno spazio e alla sua identità, sia allo specifico sitio dove stare senza fatica e sentirsi naturalmente forti e felici di cui parla Castaneda nel suo libro.
Azione per uno o più performer: Il corpo e gli occhi sono gli strumenti. Il sentire è la procedura.
Il confine separa e unisce allo stesso tempo. Sulla linea corre una separazione, una discontinuità ma la divisione che avviene lungo una linea la trasforma anche in luogo di contatto. L’azione de-finisce i suoi limiti, stabilisce i suoi confini e con essi dialoga. Attraversare un confine può essere un’operazione delicata, si esce dal territorio in cui hanno valore un insieme di leggi e si entra in un territorio in cui ne valgono altre.
Il corpo assume dieci diverse posizioni consequenziali all’interno del perimetro rettangolare tracciato sul pavimento con il nastro di carta. Il percorso circolare si ripete per un tempo indefinito. Le posture sono riproposte ogni volta con la medesima intenzione e precisione. Si tratta di posizioni quotidiane, di riposo, che implicano un abbandono alla terra. La lunghezza del rettangolo corrisponde all’altezza del performer. A ogni ripetizione il corpo si sposta spontaneamente di alcuni centimetri e può superare i confini tracciati. Il movimento-mantra costruisce ripetitivamente forme, posizioni, relazioni, e attraverso la ripetizione, attiva possibili trasformazioni.
Il ritmo è variabile e dipende dall’ascolto del corpo, il performer tenta di sintonizzare e modulare il suo ritmo interno con quello esterno. L’interazione con l’ambiente circostante è attivata dal corpo recettore e dagli occhi che, quando non guardano direttamente le cose, possono "sentire".

«Ogni ripetizione indefinita conduce alla distruzione del linguaggio; in alcune tradizioni mistiche, questa distruzione sembra essere la condizione delle ulteriori esperienze» Mircea Eliade.


 
 
 
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